Previdenza complementare 2019: l’analisi della Covip

Previdenza complementare 2019: l'analisi della Covip

La Covip  ha fornito i principali dati statistici relativi alla previdenza complementare con dati aggiornati a settembre 2019, rilevando che le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari hanno toccato il numero di 9 milioni e che al netto delle uscite, la crescita dall’inizio dell’anno è stata di 262.000 unità, pari al 3%. La Commissione di vigilanza ha calcolato che a tale numero di posizioni, che include anche quelle relative a coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti che stimabile  in 8,190 milioni di aderenti. Per quanto riguarda i fondi negoziali, sono state registrate 119.000 iscrizioni in più, pari al 4%, arrivando ad un totale di posizioni di  3,121 milioni.

Nelle forme pensionistiche di mercato offerte da intermediari finanziari, i fondi aperti totalizzano
1,520 milioni di posizioni, crescendo di 58.000 unità, pari al 3,9 %, rispetto alla fine dell’anno precedente. Nei PIP  il totale degli iscritti è di 3,360 milioni; la crescita nel semestre è stata
di 85.000 unità , ossia del 2,6%.

Le risorse in gestione

Le risorse complessivamente destinate alle prestazioni ammontano, alla fine di settembre, a 180
miliardi di euro; il dato non tiene conto delle variazioni nel periodo dei PIP “vecchi”.
Il patrimonio dei fondi negoziali, 55,4 miliardi di euro, risulta in crescita del 9,9 % rispetto a fine 2018. Le risorse accumulate presso i fondi aperti corrispondono a 22 miliardi di euro mentre i PIP “nuovi” totalizzano 34 miliardi; nei nove mesi l’aumento è stato, rispettivamente, del 12,3 e del 10,7 %.

I rendimenti

A partire dall’inizio del 2019, i corsi sia delle azioni che delle obbligazioni hanno registrato una crescita. Per le obbligazioni, tale andamento ha corrisposto al calo dei rendimenti, che hanno raggiunto un minimo storico in agosto per il consolidarsi di aspettative di ulteriore rallentamento della crescita del prodotto e per le nuove decisioni di politica monetaria in senso espansivo; inoltre, nel terzo trimestre, per i titoli italiani ha avuto luogo anche una riduzione consistente del premio per il rischio sovrano.

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