Riforma delle pensioni 2018. Le ultime novità su flessibilità in uscita ed età pensionabile

Riforma pensioni, oggi 26 febbraio 2018: pensioni anticipate, Ape, esodati, nona salvaguardia, opzione donna

Uno dei temi più discussi nell’ambito del dibattito sulla riforma delle pensioni 2018 è quello dell’età pensionabile. L’argomento è stato affrontato dal sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Pier Paolo Baretta sull’Huffington post. Baretta, nel commentare l’approvazione del DEF  da parte del Consiglio dei Ministri, ha  sottolineato che “il documento non contiene indicazioni programmatiche, ma non è privo di indicazioni per chi, si spera a breve, dovrà compiere le scelte“.

Il sottosegretario ha aggiunto:” Siamo reduci da una campagna elettorale sovvraccaricata di promesse particolarmente costose: la flat tax; l’abolizione della Fornero; il reddito di cittadinanza”.”Non mi avventuro nel balletto delle cifre, ma è del tutto evidente che senza una scelta di priorità non si va da nessuna parte”, ha sottolineato. Per l’esponente dem: “Il dibattito parlamentare sul Def, che i presidenti di Camera e Senato dovranno, prima o poi, calendarizzare, ma che è probabile avvenga, visti i tempi della crisi, prima della formazione del governo, potrebbe rappresentare una buona occasione per uscire dalle astratte formule e verificare nel merito le convergenze e le distanze”.

Baretta ritiene che “per rispondere alle preoccupazioni e alle speranze dei cittadini”, occorra “strategia economica e sociale evidentemente più inclusiva e solidale di quella adottata sinora”, affiancata da “soluzioni di governo più praticabili di quanto promesso in campagna elettorale”. Questa sintesi, per il sottosegretario può essere, indicata da “5 punti di attacco”, quale programma di riforme di medio periodo. Per quanto riguarda il tema previdenziale, Baretta suggerisce di ampliare e rendere meno costosa la flessibilità per l’uscita anticipata dal lavoro e congelare a 67 anni l’età pensionabile.

Pensioni ed età pensionabile: il punto di vista dell’Anief.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, nel commentare l’approvazione del Def, ha approfondito il tema dell’età pensionabile dal punto di vista del comparto scuola. “Non c’è volontà”, ha affermato, “di introdurre una manovra che tenga conto della realtà. Quella di un’altissima percentuale di lavoratori della scuola costretti a rimanere in servizio, convivendo con patologie da stress che possono sfociare in vere e proprie malattie croniche, anche invalidanti o peggio ancora”. “Quello dell’ alta incidenza di malattie psichiatriche ed oncologiche tra chi opera nella scuola è un dato scientificamente rilevato, che non può continuare ad essere ignorato per meri motivi di cassa pubblica”, ha sottolineato.

“Purtroppo”, ha proseguito Pacifico, “nemmeno il Documento di Economia e finanza contiene quella ‘finestra’ da noi invocata per il restante personale della scuola, dopo l’approvazione della norma che ha definito gravoso il lavoro delle sole insegnanti dell’infanzia. Andando avanti in questo modo, inoltre, né si sblocca il turn over né si annulla il gap generazionale tra alunni e discenti. Si sta riuscendo nell’impresa di fare peggio della riforma Fornero con l’aspettativa di vita che diventa l’alibi per andare in pensione sempre più tardi”. “Di questo passo, arriveremo a breve a lasciare il lavoro a 70 anni”, ha osservato il sindacalista Anief-Cisal.

L’Anief ha segnalato che “Il Documento di Economia e Finanza, approvato in forma “tecnica” per la mancanza dell’esecutivo, conferma quello che il Governo Gentiloni aveva avallato da mesi: dal prossimo 1° gennaio la soglia di accesso alla pensione di vecchiaia passerà dagli attuali 66 anni e 7 mesi a 67 anni. Un balzo in avanti di cinque mesi, che fanno dell’Italia il Paese più severo di tutti in fatto di pensioni. Il gap che si sta creando è sempre più grande. Fa scalpore, poi, il fatto che ci siano delle professioni, come quella dell’insegnante, che si continuano ad annoverare alla stregua delle altre”

“In Italia”, prosegue l’Anief, ” si continua, invece, a fare finta di non capire: l’Ape Social, l’anticipo pensionistico, fino a circa tre anni e mezzo, finanziato con un prestito pagato non da banche ed assicurazioni (come nel caso dell’Ape normale), ma direttamente dallo Stato, è rimasto relegato ad una quindicina di professioni, inglobando, nel settore più esposto al rischio burnout, solo i maestri della scuola dell’infanzia“. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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