Riforma ordinamento penitenziario, oggi 22 febbraio 2018. Tutti gli aggiornamenti all’esito del Cdm

Riforma ordinamento penitenziario, tutte le ultime news. Giornata importante ed attesa sul fronte riforma dell’ordinamento penitenziario. Molti giuristi ed intellettuali hanno lanciato un appello indirizzato al governo per chiedere l’approvazione definitiva della riforma. Anche Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, con un appello si è rivolto al Presidente del Consiglio Gentiloni a cui ha chiesto di portare nel Consiglio dei Ministri di oggi il decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario: “C’è bisogno della riforma penitenziaria che cambi la legge del 1975, che faciliti l’accesso alle misure alternative, che consenta di rendere la vita in carcere una vita dignitosa e più vicina alla vita normale. C’è bisogno di nuove norme sulla salute fisica e psichica. Troppe persone soffrono oggi in carcere senza possibilità di avere una chance di supporto. C’è bisogno di una legge che tenga conto che sono passati 43 anni dal 1975 e da allora tutto è cambiato. Per questo ci siamo rivolti al Presidente del Consiglio Gentiloni a cui abbiamo chiesto di portare nel Consiglio dei Ministri di domani il decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario”.

L’importanza e l’urgenza della riforma dell’ordinamento penitenziario.

Dopo una flessione nel numero dei detenuti seguita alla sentenza Torreggiani, con la quale la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condannò l’Italia per trattamenti inumani e degradanti, negli ultimi tre anni si è assistito ad un aumento costante delle presenze in carcere. Si è infatti passati dai 53.889 detenuti del gennaio 2015 ai 58.087 di gennaio 2018.

È particolarmente urgente, sottolinea Gonnella, l’intervento previsto dalla riforma in materia di salute psichica in carcere. Dalla nostra attività di osservazione risulta infatti che almeno un quinto dei detenuti è affetto da una patologia psichiatrica. “Chi oggi si sta opponendo a questa riforma – dichiara ancora Gonnella – utilizza argomenti pretestuosi e strumentali. Argomenti sollevati in modo conservativo, reazionario. Argomenti miopi che strizzano l’occhio ai populisti“.

Riforma ordinamento penitenziario, oggi giovedì 22 febbraio 2018 l’ok tecnico del Consiglio dei Ministri.

Ricordiamo che oggi è in discussione la riforma dell’ordinamento penitenziario, e dalle 11 è riunito il consiglio dei ministri per l’esame del decreto legislativo sulla riforma dell’ordinamento penitenziario in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 82, 83 e 85, lettere g), h), e f) della legge 23 giugno 2017 n. 103. Il Consiglio dei ministri varerà una riforma, quasi certamente – a quanto si apprende e come riporta l’agenzia Ansa – senza prendere in considerazione le richieste di modifica arrivate dalla commissione Giustizia del Senato. Nello specifico si tratta di un decreto attuativo del governo che ha avuto il via libera preliminare del Consiglio dei ministri il 22 dicembre scorso, poi è passato a Camera e Senato per i pareri, non vincolanti, delle commissioni, ed ora torna in Cdm.

Il cuore del testo prevede un’estensione delle misure alternative, maggiore tutela del diritto all’assistenza sanitaria equiparando infermità fisica e psichica; apertura alla messaggistica e a internet per i colloqui. I dubbi espressi della Commissione giustizia del Senato riguardano in particolare i benefici penitenziari e la possibilità di allargare le maglie su questo fronte. “Non ci sara’ nessun automatismo”, assicurano dal ministero, secondo cui anche i timori che questo possa garantire l’accesso a tali benefici anche ai detenuti in regime di 41bis e ai boss mafiosi non sono fondati. E anche per gli altri detenuti, la possibilità si vedersi concesse misure alternative al carcere se hanno un residuo di pena sotto i quattro anni, sara’ comunque sempre valutata da un giudice.

I primi aggiornamenti sulla riforma dell’ordinamento penitenziario dopo il Consiglio dei Ministri di oggi giovedì 22 febbraio 2018.

Secondo i primi aggiornamenti relativi alla giornata odierna ed alla riunione di oggi al Consiglio dei ministri, sembra il decreto legislativo che modifica le norme sulla vita in carcere e l’ordinamento penitenziario, già esaminato dal Parlamento che ha espresso il suo parere, sia stato messo in stand by. A quanto si apprende da fonti di Governo, questa mattina in una riunione tra il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il ministro della Giustizia Andrea Orlando è stato deciso di mettere nel cassetto – per il momento – il decreto attuativo. Questo è il primo di una serie di provvedimenti che attuano la riforma della Giustizia approvata l’anno scorso dal Parlamento. Il testo, viene riferito, con molta probabilità non vedrà la luce prima delle elezioni politiche del 4 marzo. Mentre oggi il Cdm ha varato altri tre provvedimenti, sempre sulle carceri, con un via libera preliminare.

Intanto, il premier Gentiloni ha fatto sapere in conferenza stampa all’esito del Cdm: “Abbiamo varato tre decreti attuativi della riforma dell’ordinamento penitenziario, e’ un lavoro in progress, lavoriamo con strumenti diversi con l’obiettivo innanzitutto che il sistema carcerario contribuisca a ridurre il tasso recidiva da parte di chi e’ condannato per reati”.

Gli ultimi aggiornamenti e le dichiarazioni di Rita Bernardini sulla riforma dell’ordinamento penitenziario.

Rita Bernardini sulla sua pagina Facebook sta pubblicando degli aggiornamenti man mano che trapelano notizie sulla riunione del consiglio dei ministri. La Bernardini ha scritto che “Il Consiglio dei Ministri ha deciso oggi di mettere nel cassetto la riforma dell’ordinamento penitenziario”. Lo ha fatto ipocritamente licenziando preliminarmente altri tre decreti delegati, mentre il decreto sulle pene alternative è stato messo in attesa dal Governo: Gentiloni ha fatto sapere che della sua approvazione se ne parlerà nei prossimi mesi. Il problema è questo: non sappiamo ancora chi salirà al governo, e quindi non sappiamo se il decreto verrà ripreso per l’approvazione.

“Non si doveva arrivare, come il Partito Radicale ha più volte ammonito”, scrive Rita Bernardini, “a ridosso della scadenza elettorale, occorreva essere veramente forza di governo, capace di gestire le situazioni soprattutto in presenza di violazione di diritti umani fondamentali già sanzionata pesantemente nel 2013 dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo”.