Riforma pensioni e Legge di Bilancio 2020: nuovo incontro tra Governo e sindacati

“Ho deciso di lasciare il Pd e di costruire insieme ad altri una Casa nuova per fare politica in modo diverso”, con queste parole Matteo Renzi ha spiegato la sua decisione di lasciare il Partito Democratico.”L’uscita è un grave errore. Non ho mai visto il centrosinistra rafforzarsi con le divisioni. E, adesso che siamo al governo, le nuove responsabilità verso il Paese richiedono più unità, non meno”, ha dichiarato Maurizio Martina, già segretario del Pd,  in un’intervista al Corriere della sera.

Ma quali saranno le conseguenze di questo abbandono all’interno del Governo? Secondo Martina:”Se guardo alle esperienze vissute, dividere la coalizione che sta aGoverno non ha mai aiutato il governo stesso. C’è il rischio di conseguenze non positive“. “Ieri sera mi ha chiamato Renzi. Mi ha informato di questa scissione. A Renzi ho detto che di ‘Matteo’ che ogni giorno creava tensioni nel Governo ne abbiamo già avuto uno. Ne abbiamo abbastanza. Una cosa è certa: io non tollererò tensioni di alcun tipo. Bisogna lavorare solo per gli italiani”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Vedremo nei prossimi giorni il peso dell’annunciato  l’appoggio di Renzi al Governo.

Riforma pensioni e Legge di Bilancio: il Governo incontra i sindacati

Rimane fissato per oggi alle 10 a Palazzo Chigi l’incontro del Premier Giuseppe Conte con sindacati Cgil, Cisl e Uil. Sul tavolo del confronto gli interventi da inserire nella prossima Legge di Bilancio 2020. I sindacati presenteranno le proposte della piattaforma unitaria. In tema di previdenza, le parti sociali chiedono che venga operata una vera e propria riforma delle pensioni. “Il punto fondamentale è che Quota 100 è una risposta sbagliata a un problema vero. In termini di flessibilità, avevamo bisogno di una riforma organica che superasse la legge Fornero. Il grande errore del governo giallo-verde è che ha messo a punto una misura che non riguarda chi effettivamente aveva bisogno di uscire dal mondo del lavoro”, ha dichiarato Enzo Cigna, responsabile previdenza pubblica Cgil nazionale, intervistato da RadioArticolo1.

“Ad esempio, le donne, che non possono andare via con quota 100, perché 38 anni di contribuzione sono davvero tanti per la vita delle lavoratrici, soprattutto per il lavoro di cura che ancora oggi non viene loro riconosciuto. Per non parlare di chi svolge lavori discontinui, che proprio non può mettersi a riposo. Quindi, Quota 100 resta una misura parziale, che non bisogna esaurire prima della fine della sperimentazione triennale, ma che comunque vanno riviste le sue lacune più grosse“, ha affermato l’esponente sindacale. “È arrivato il momento di instaurare tavoli veri di confronto di natura tecnica, che prendano in esame anche le pensioni di garanzia per i giovani, che è un punto indicato nel programma del nuovo governo, che la Cgil ha messo in campo da diversi anni nella piattaforma unitaria”, ha concluso Cigna.

L’appello degli esodati non salvaguardati

Gabriella Stojan, coordinatrice del Comitato 6.000 Esodati Esclusi, ha rivolto un appello ai sindacati affinché intercedano presso il Governo per ottenere la risoluzione definitiva della questione degli esodati non salvaguardati. “Ricordiamo alle organizzazioni sindacali CGIL CISL UIL, che già sono state ripetutamente sensibilizzate e hanno ribadito in varie occasioni la loro attenzione al nostro dramma irrisolto, l’urgenza di farsi parte attiva nell’incontro che si terrà il 18 settembre a Palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio Conte affinchè il Governo TASSATIVAMENTE inserisca la Riapertura dell’Ottava Salvaguardia per gli Esodati che maturano il requisito pensionistico entro il 31/12/2021 nella Legge di Bilancio attualmente in definizione”, ha dichiarato Stojan.

“6.000 Esodati senza reddito e pensione da 8 anni, chiedono con fermezza che a questa ingiustizia causata da un errore legislativo venga definitivamente posto rimedio subito, dal momento che la sanatoria della nostra situazione è stata colpevolmente accantonata e non risolta dal Governo Gentiloni nella Legge di Bilancio 2018, accantonata e non risolta (nonostante le solenni promesse) dal primo Governo Conte nella Legge di Bilancio 2019 e non compare neppure nei 29 punti dell’attuale Programma del secondo Governo Conte“, ha puntualizzato la coordinatrice del Comitato 6.000 Esodati Esclusi.