Riforma pensioni: Quota 100 e la flessibilità in uscita nel confronto tra Governo e sindacati

Riforma pensioni, Legge di Bilancio 2020: tutte le novità dal confronto tra Governo e sindacati

Ieri al Ministero del Lavoro si è svolta l’annunciata riunione di carattere tecnico sulle pensioni, con protagonisti il Governo ed i sindacati.  Al tavolo di confronto erano presenti, per l’Esecutivo, il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo ed il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, mentre le OO.SS. sono state rappresentate da i segretari confederali Roberto Ghiselli per la Cgil, Ignazio Ganga per la Cisl, Domenico Proietti  per la Uil e dai portavoce delle categorie dei pensionati.

Cgil, Cisl, e Uil  pur ritenendo positivo il riavvio del confronto sulla previdenza, hanno evidenziato la presenza di “resistenze” e la mancanza di “risposte concrete” da parte dell’Esecutivo sulle tematiche al centro del dialogo. “Il giudizio è positivo sul metodo, ma sul merito il governo è abbottonato, non ci sono risorse concrete”, ha dichiarato Ghiselli al termine della riunione.  “Al momento non ci sono state date risposte”, ha precisato Proietti.  Per i sindacati potrebbero essere recuperate delle risorse nei risparmi che dovrebbero arrivare dal minore utilizzo di Quota 100 e dalle altre misure pensionistiche collegate. “Riteniamo che nel triennio ci possano essere 8 miliardi di risparmi sui 20 stanziati”, ha affermato Ganga.

Riforma delle pensioni: le priorità indicate dai sindacati

Il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo nel corso dell’incontro ha chiesto ai sindacati di poter visionare la lista delle priorità della piattaforma in tema di previdenza e si è detta pronta ad aprire tavoli sul lavoro di cura e sulle attività gravose. Tra le  priorità da affrontare per Cgil, Cisl e Uil, già a partire dalla Legge di Bilancio, ci sono: la rivalutazione delle pensioni, che per le parti sociali deve poggiare sulla leva fiscale, il rafforzamento della quattordicesima, ovvero la mensilità aggiuntiva che riceve chi ha compiuto 64 anni e ha un reddito lordo mensile che non superi i 1.000 euro, il ripristino dell’indicizzazione degli assegni Inps “meno penalizzanti rispetto a quelli attuali in base ai quali circa 5 milioni di pensionati si ritrovano con assegni raffreddati”.

Le istanze presentate da Cgil, Cisl e Uil al Ministro Catalfo sono state elencate da Roberto Ghiselli via social. “Nell’immediato abbiamo chiesto: rivalutazione delle pensioni e ampliamento platea 14ma, mantenimento Quota 100, rendere strutturale Ape social e precoci, risposte più ampie per i lavori gravosi,  riconoscimento del lavoro di cura, conferma di Opzione donna,  soluzione definitiva per esodati e soluzione per i part time verticali“, ha chiarito il leader sindacale.

Ghiselli ha aggiunto:”Restano i temi al centro della piattaforma unitaria #CgilCislUil: cambiare l’impianto della Fornero con  flessibilità in uscita da 62 anni, 41 anni per pensione di anzianità,  riconoscimento lavoro di cura donne, riconoscimento della diversità dei lavori in termini di aspettativa di vita,  pensione di garanzia x giovani e discontinui ed incentivi alla previdenza complementare“. Per Ghiselli alcuni interventi  importanti “hanno bisogno di una programmazione che vada oltre il breve periodo”. “Bene il metodo, la riapertura del dialogo. Ma adesso servono RISPOSTE CONCRETE”, ha puntualizzato l’esponente sindacale.

Quota 100 e flessibilità in uscita

Nel corso dell’incontro di ieri, è stato definitivamente chiarito che le pensioni Quota 100 verranno portate avanti fino al termine della sperimentazione. “Quota 100 verrà riconfermata, come era già stato detto in occasione dell’incontro a Palazzo Chigi con il presidente Conte. Noi abbiamo ribadito la nostra proposta di 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Naturalmente occorrerà intervenire sulle finestre: pensiamo alle trimestrali per il privato, semestrali per il pubblico, pensiamo inoltre alla questione che quel decreto ha posto sulla necessità di anticipare quanto prima l’erogazione del Tfr e Tfs dei lavoratori pubblici rispetto ai quali è atteso ancora il DPCM collegato alla precedente legge di bilancio”, ha dichiarato Ganga.

Ganga ha precisato, inoltre, che le donne sono state “le vere vittime rispetto alla legislazione previdenziale 2009 – 2011 e  Quota 100 non è stata certamente un’amica delle donne. Ecco che allora bisogna mitigare le debolezze che Quota 100 ha presentato. A tale proposito avevamo offerto al governo di allora e al Parlamento degli emendamenti, uno dei quali prevedeva sicuramente uno sgravio per il numero dei figli, con un anticipo fino a 36 mesi per le donne”. “Abbiamo sottolineato la necessità di valorizzare il lavoro di cura e la maternità, attraverso una sorta di “Quota 100 rosa”, abbassando a 36 gli anni di contribuzione; di rilanciare con forza il modello di previdenza complementare, con un semestre di silenzio assenso”, ha precisato Proietti. Ricordiamo che Quota 100 rosa è una proposta del Comitato Opzione Donna Social e consentirebbe alle donne di andare in pensione con 62 anni d’età e 36 di contributi, in virtù del riconoscimento del cosiddetto lavoro di cura.

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