Riforma pensioni, Quota 100: molti i nodi da sciogliere

Riforma pensioni: legge di bilancio e Quota 100, le ultime novità ad oggi 6 dicembre 2018

Mentre il Governo continua  a fornire rassicurazioni sulla volontà di lasciare che Quota 100 prosegua la sperimentazione triennale, c’è chi come Italia Viva che preme per la sua abolizione. Per Luigi Metassi, amministratore del Comitato Esodati Licenziati e Cessati “Q100 è un provvedimento estemporaneo e costoso, utile probabilmente in determinate direzioni, ma non certo in quella dei lavoratori se escludiamo quei 130.000 che casualmente – e ribadisco il casualmente – hanno incocciato l’uscita dal labirinto”.

“Per molti altri però quella casuale uscita non c’è perché si va avanti apponendo infinite pezze temporanee, tanto che molti manco riescono più a capire quando potrebbero andare in pensione mentre l’esigenza di tutti è quella di una riforma strutturale complessiva che, da un lato, semplifichi la materia razionalizzandone le regole e, dall’altro, restituisca alle pensioni il valore di salario differito che oggi è assente perfino dalla consapevolezza dei lavoratori”, ha precisato Metassi in un post nel gruppo “Lavoro e pensioni: Problemi e soluzioni”.

Una seria riforma delle pensioni

“Il problema resta quello di avviare una seria riforma strutturale e questo richiederà comunque tempo, perché il problema di fondo non sono tanto le formule e la combinazione tra i requisiti. Non dimentichiamo che, con la legge Sacconi, oggi si andrebbe in pensione a 62 anni, con Q98 più qualche mese. Il problema è l’età di riferimento portata a 67 anni. Questo significa che, oltre alle conseguenze economiche del passaggio ad un siffatto regime contributivo, ad una riduzione dei requisiti corrisponderà una proporzionale riduzione delle liquidazioni e chi va in pensione ora non ha certo modo di adottare adeguate contromisure integrative ad evitare una pensione misera. In verità, considerando la sempre più marcata crisi occupazionale, anche nei confronti delle più giovani generazioni, non nutrirei migliori aspettative”, ha dichiarato Metassi, precisando che si deve fare un discorso a parte per gli esodati ” per i quali non dobbiamo pensare a riforme mancate o sbagliate ma ad un vero e proprio deragliamento dai principi costituzionali che andrebbero semplicemente ristabiliti”. 

“Occorrono soluzioni strutturali chiare e sostenibili nel tempo”

L’amministratore del Comitato Esodati Licenziati e Cessati ha proseguito:”Una riflessione: se nel dicembre 2011 il governo ci avesse detto che con l’inizio dell’anno le pensioni sarebbero state ridotte del 15, 20, 30 e, in certi casi anche del 40 o 50%, forse qualche reazione i lavoratori l’avrebbero manifestata o no? Ora guardiamo alla sostanza nuda e cruda dei fatti, cosa vediamo: vediamo un regime pensionistico poco penalizzante (al netto degli anni in più di lavoro richiesti) ma insostenibile (per i lavoratori) e inviso.

Le alternative proposte sono limitate, non accessibili a tutti (in particolare alle donne) e penalizzanti; in certi casi, come per OD, anche significativamente. La stessa Q100, al netto del mancato accantonamento che sulla differenza di 5 anni ammonta a qualcosa come 50.000 €, ad un 62enne comporta una riduzione del 15% circa del coefficiente di trasformazione e si tenga conto che ormai si parla di pensioni al contributivo per almeno il 50% degli anni lavorati”.

“Vero che occorrono soluzioni strutturali chiare e sostenibili nel tempo, ma ci stiamo dirigendo verso quella soluzione invisa che ho prospettato inizialmente. La differenza sta solo nel fatto che, anziché denunciarla per quello che in realtà è e rappresenta, ora siamo noi stessi a caldeggiarla. Sintetizzando: mi verrebbe da dire che ci è stato prospettato il peggio perchè ci accontentassimo, al punto da invocarlo, del meno peggio. Se guardiamo alla sostanza, non solo le pensioni non vengono rivalutate adeguatamente da un sacco di anni ma il loro ridimensionamento strutturale è cosa ormai fatta, col sostegno del nostro consenso e l’ottusa, arrogante, ignoranza di una considerevole parte degli elettori e degli eletti”, ha concluso Metassi.

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