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“Vent’anni fa mi violentò”: giornalista accusa Trump!

WashingtonJean Carroll, una giornalista a suo tempo famosa, accusa Donald Trump di averla aggredita e violentata in un camerino di un grande magazzino di lusso newyorkese, più di vent’anni fa. Negli anni Novanta la Carroll aveva raggiunto una certa notorietà per una rubrica di consigli su ‘Elle’. Inoltre è autrice di diversi libri, nell’ultimo dei quali ha fatto un resoconto dettagliato dell’aggressione. Il titolo è ‘What do we need men for?’ e racconta episodi di molestie subite, di cui il New York Magazine ha anticipato qualche stralcio.

La giornalista, che ora ha 75 anni, racconta che i fatti risalgono al 1995, quando incontrò Trump, allora un famoso immobiliarista, nei magazzini Bergdorf Goodman. Trump la riconobbe e, alludendo alla sua rubrica di consigli, le chiese un consiglio per l’acquisto di lingerie per una donna. Ma quando i due arrivarono nei camerini, Trump divenne violento e la stuprò, racconta la Carroll, che dice di non aver denunciato prima questo fatto per paura dell’umiliazione pubblica.

“Mi davo la colpa”!

“Mi davo la colpa, sono stata zitta, mi sentivo colpevole, biasimavo me stessa“, ha raccontato in un’intervista al ‘Washington Post’, spiegando così le ragioni per le quali solo ora, a distanza di tanto tempo, ha raccontato quell’episodio. La speranza è che possa servire “a dare forza alle donne a uscire allo scoperto e a non sentirsi in colpa”.

Trump nega!

Dal canto suo Trump ha smentito ogni accusa, affermando di non aver mai incontrato Carroll e che il suo libro dovrebbe essere “venduto come fiction”. E ha accusato la donna di aver inventato la storia per vendere il suo libro, paragonandola alle donne che “hanno accusato falsamente” il giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh. “Vergogna per chi inventa false storie di aggressione per farsi pubblicità, vendere un libro o per motivi politici, come Julie Swetnick che ha accusato falsamente il giudice Justice Brett Kavanaugh” ha detto Trump aggiungendo che “è un male che le persone credano a queste storie, soprattutto in totale assenza di prove”.