Riforma delle pensioni 2018: molte perplessità sul contratto tra M5S e Lega

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Il contratto di governo tra il Movimento Cinque Stella e la Lega è nella sua forma pressoché definitiva ed è stato possibile, quindi, cominciare ad analizzare i vari interventi studiati dalle due forze politiche. Il capitolo dedicato alle pensioni non dovrebbe subire ulteriori modifiche e prevede il superamento della legge Fornero con lo stanziamento di 5 miliardi di euro per la flessibilità in uscita.

Mauro D’Achille, amministratore del gruppo “Lavoro e pensioni: Problemi e soluzioni”, ha esternato alcune considerazioni in merito alle riforme del sistema previdenziale previste nel contratto. In particolare D’Achille si domanda come verranno gestite le misure introdotte dai governi precedenti che hanno, di fatto, già modificato l’impianto originario della legge Fornero. “Saranno abolite del tutto Ape e Precoci?“, si chiede.

Riforma delle pensioni 2018: l’analisi di Mauro D’Achille.

L’amministratore del gruppo “Lavoro e pensioni: Problemi e soluzioni”, in merito alle modifiche del sistema previdenziale contenute nel contratto di governo tra M5S e Lega, ha precisato: “Considerando che con quota 100 l’età minima per il pensionamento sale a 64 anni, ci sarebbe un peggioramento di un anno (7 mesi dal 2019). Una donna disoccupata da oltre tre mesi e che abbia avuto due figli invece che subito (63+28=91) dovrebbe aspettare altri 9anni, per esempio. Un uomo con 63 anni, disoccupato con 20 anni di versamenti, invece che ape volontaria subito dovrebbe aspettare i 67 anni+adv… “.

Per quanto riguarda l’estensione della platea dei lavori usuranti, D’Achille ha puntualizzato: “Si citano i lavori usuranti, ma quelli non sono stati modificati dalla Fornero: come previsto dal DL67/2011 hanno un sistema di quote ben più vantaggioso che 100 e l’adv bloccata fino al 2025. Li si vuole forse peggiorare? Oppure si è fatta confusione con i ” 15 lavori gravosi”, la cui adv è rimasta congelata anche per il biennio 2019/20? Una simile confusione sarebbe ancora più grave, a quei livelli non ci si può confondere”.

Anche l’introduzione di Quota 41 desta qualche perplessità nell’analisi di Mauro D’Achille. “Viene previsto il pensionamento anticipato con 41 anni di versamenti: a prescindere oppure, come da voci circolate, conteggiando non più di due anni di versamenti figurativi? No, perché se così fosse difficilmente gli invalidi oltre il 73% e le donne che hanno avuto figli potranno usufruirne. Così come non ne potrebbero usufruire i caregivers che sono stati costretti ad usufruire dei due anni di astensione facoltativa per garantire l’assistenza ai propri cari invalidi. Quindi sarebbe non già un doveroso riconoscimento dei lavori di cura, bensì una punizione della quale non se ne può giustificare la motivazione“, ha sottolineato.

D’Achille ha aggiunto: “Su Opzione Donna, si dice di proseguirla utilizzando i fondi residui: e la cristallizzazione per tutelare i diritti quesiti?“. Ed inoltre: “Sugli Esodati, nonostante il recente incontro con il Presidente Fico, nemmeno una parola?”. Altri dubbi vengono dalle risorse stanziate per finanziare le riforme. “Si mettono in campo cinque miliardi, a fronte dei venti che i governi precedenti hanno investito su questi stessi pacchetti: saranno mica pochini, insufficienti per riuscire a raggiungere tutti gli obiettivi desiderati?“.

“Alla luce di tali considerazioni, spero che ci sarà volontà di ascoltare una base critica ed informata sui fatti, invece che piattaforme e gazebi, prima di prendere decisioni che potrebbero essere negative rispetto al Diritto, alla Fornero e alle sue modifiche fin qui apportate”, ha auspicato D’Achille. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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