Riforma pensioni: quali interventi saranno inseriti nella Legge di Bilancio?

Il CNEL ha presentato un Documento di Osservazioni e Proposte per rilanciare l’economia del Paese, nel corso di un’audizione davanti alle Commissioni congiunte Bilancio di Senato e Camera sulla Nota di Aggiornamento al DEF 2019. “E’ necessaria una visione di medio lungo periodo per affrontare i nodi strutturali del Paese e garantire per il prossimo triennio crescita sostenibile, riduzione del debito e coesione sociale. Il CNEL si riserva ulteriori valutazioni e approfondimenti in sede di commento a Legge di Bilancio e collegati”, ha dichiarato il presidente dell’organo di consulenza, Tiziano Treu.

“La recessione italiana nella terza economia dell’Unione va evitata ad ogni costo. Il CNEL segnala, inoltre, l’occasione straordinaria della tornata di rinnovi contrattuali che nel 2020 coinvolgerà oltre 9 milioni di lavoratori del settore privato e quasi 4 milioni del settore pubblico. Il rinnovo contrattuale andrebbe affrontato tenendo conto della effettiva emergenza salariale che il Paese ha vissuto negli ultimi anni. Nel quadro organico definito in un’ottica pluriennale la pur apprezzabile conferma di strumenti come Industria 4.0, Opzione donna, Ape sociale e le aperture al confronto con le Parti Sociali sul settore green, legge sulla rappresentanza, credito di imposta per formazione digitale, pensione di garanzia per i giovani, prevenzione infortuni e sicurezza sul lavoro, pari opportunità retributive, avrebbero la valenza di veri e propri moltiplicatori”  ha precisato il CNEL.

I punti d’intervento proposti dal CNEL

Il CNEL ha individuato dieci “essenziali direzioni strategiche”, che dovrebbero essere seguite nel 2020, tra cui spiccano l’abbattimento del cuneo fiscale, a partire da quello che incide sui salari più bassi, la neutralizzazione della clausola IVA e la riduzione dell’evasione fiscale e contributiva. In tema di riforma delle pensioni il CNEL ha precisato:” Sulla revisione di specifiche misure come Quota 100 e reddito di cittadinanza, si impone una valutazione del costo-opportunità e dell’impatto in termini di risorse liberate”.

Pensioni e Legge di Bilancio 2020: il punto di Cesare Damiano

Il dirigente del Partito Democratico Cesare Damiano ha affrontato il tema delle pensioni e della Legge di Bilancio 2020 in un editoriale pubblicato su Ipsoa.it.  Per l’ex ministro del lavoro la questione della previdenza e del sostegno alla povertà vanno articolate bene nella nuova Manovra economica, “con il mantenimento del reddito di cittadinanza, di quota 100 e dell’APE sociale, da rendere strutturale. E, da ultimo, un intervento necessario: l’abolizione degli sbarramenti esistenti sulle pensioni totalmente contributive“. “Si può ben sperare?”, si è chiesto Damiano.

“Va considerato necessario il mantenimento sia del Reddito di Cittadinanza che di Quota 100. La storia deve insegnarci qualcosa. La tragica vicenda degli esodati ci spiega che non si può varare una normativa e poi implementarla solo parzialmente o cancellarla. I cittadini, ai quali è stata fatta la promessa di poter accedere a questa misura, devono vederla mantenuta. Detto questo, deve restar chiaro che Quota 100 non corrisponde affatto a un’abolizione – né parziale né men che meno totale – della legge Fornero“, ha precisato l’esponente dem.

D’Achille: Occorre una riforma delle pensioni “seria”

In tema di riforma delle pensioni, Mauro D’Achille, amministratore del gruppo Lavoro e Pensioni: Problemi e soluzioni ritiene che “se si decide di lasciare Quota cento non ci sarà alcuna speranza di ottenere altro, data la sua onerosità (e peraltro anche iniquità)”.

“Una riforma pensionistica non la si fa ad personam, non la si fa senza tener conto delle statistiche, della demografia e della sostenibilità economica nel lungo periodo. Vogliamo forse una quota x valida esclusivamente per un numero tot di anni e poi basta? È inutile fare una riforma od un provvedimento pro tempore: queste cose le fanno i politici preoccupati di perdere consensi e di non essere rieletti (quota 100 docet)”, ha aggiunto D’Achille, per il quale:”Una riforma SERIA e che rispetti i dati suddetti non piacerà mai a tutti, è il rischio di chi fa politica, buona politica, mettendo le proprie conoscenze e capacità, unitamente alla propria sensibilità, al servizio del buon funzionamento della res pubblica”

Le proposte del CODS per le pensioni delle donne 

Orietta Armiliato, amministratrice del Comitato Opzione Donna Social ha fornito alcuni chiarimenti sulle istanze al femminile che sono state proposte dal gruppo nato in rete e che” hanno accolto il sostegno sia della politica sia delle OO.SS.”: la proroga della misura dell’Opzione Donna al 2023 e Quota Cento Rosa.

A proposito della proroga di Opzione donna, Armiliato ha dichiarato che qualora la misura fosse prorogata al 31.12.2019 “rimarrebbero ESTROMESSE le lavoratrici autonome, in virtù dei requisiti vigenti che ne ammettono l’ingresso solo al compimento dei 59 anni (uno in più di quello richiesto per le lavoratrici dipendenti)”. Per l’amministratrice del CODS:”Sarebbe davvero una pessima pratica, un’ingiustizia che si potrebbe evitare di perpetrare considerando che la Rgs ha quantificato il costo complessivo a copertura della misura in ragione di 400milioni di euro annui“.

“Per quanto invece all’inserimento nella norma vigente cd. Quota 100 della modifica dei termini di accesso per le donne, essendo la stessa già finanziata dal fondo creato a copertura quando fu legiferata nello scorso Marzo che per grossa parte non è stato utilizzato, non si andrebbe a gravare il conto economico alla voce “pensioni” di un costo aggiuntivo ma, si otterrebbe un ottimo bivalente effetto: concedere alle donne che per i noti motivi non riescono a raggiungere il requisito contributivo oggi richiesto pari a 38 anni di ritirarsi anticipatamente, riconoscendo e valorizzando il lavoro di cura domestico in ragione di 2 anni, da decurtare dal suddetto requisito”, ha commentato Armiliato, a proposito di Quota Cento Rosa.